RICOSTRUIRE LA COLLABORAZIONE TRA CITTADINI E SISTEMA SANITARIO: DA DOVE COMINCIARE?

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Da dove nasce la sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema sanitario? Quali sono le dimensioni invisibili (ma – spoiler – potenzialmente risolutrici) di questo fenomeno? 

A commento degli ultimi dati dell’Engagement Monitor, mi piacerebbe offrire una riflessione circolare, dove trovare le cause e le conseguenze della tanto discussa “sfiducia nella sanità” non sia l’obiettivo primario.

Partiamo da alcuni dati concreti: l’ultimo monitoraggio di EngageMinds HUB ha rivelato che sono soltanto la metà degli italiani ha piena fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Nonostante ciò, il 67% degli italiani si ritiene in grado di gestire la salute in modo efficace, credendo che sia importante collaborare con il personale sanitario (79%). In realtà però la metà degli italiani non condivide con il medico le preoccupazioni sullo stato di salute e quando rilevano sintomi inusuali rispetto alla loro salute, solo 4 su 10 ne parla con il medico.  Sembra quindi che tra il dire e il fare ci sia di mezzo qualcosa, ma che cosa?

Evidenti sono i segnali di questa crisi: da un lato i cittadini che mostrano sempre maggiore insofferenza e malcontento nei confronti del sistema sanitario, che si manifesta ai loro occhi come un agglomerato di complicazioni burocratiche nelle quali inciampano quando emerge un bisogno (o anche peggio – un’urgenza) di salute; dall’altro gli operatori sanitari, esposti in prima linea a rappresentare un intero sistema, dal quale non sempre si sentono presi in carico e valorizzati, e per conto di cui – però – ricevono i colpi e contraccolpi raccontati nella cronaca italiana.

Chi sia invece l’uovo e chi la gallina in questa storia non è chiaro, come non è chiaro – secondo il detto popolare – chi sia nato prima. Tuttavia, ciò su cui è possibile attivare una riflessione collettiva è la natura di tale crisi, cercando di dare una chiave di lettura alle dimensioni fondative di questo fenomeno, per poter intercettare linee di azione e di risoluzione della diffusa criticità del settore sanitario italiano.

Riprendendo sempre i dati dell’Engagement Monitor, emerge che coloro che sono più inclini a condividere il proprio stato di salute e instaurare una relazione con i professionisti sanitari siano quelli connotati da più alti livelli di proattività e senso di agency nella gestione della propria malattia. In sostanza la sfiducia sembra qualcosa che si auto-alimenta, ma che può contare su alcune dimensioni moderatrici.

Ebbene, è proprio su questi fattori protettivi che è urgente intervenire per ripristinare la collaborazione tra i cittadini e il sistema sanitario. Dai dati riportati dall’Engagement Monitor è infatti chiaro che l’atteggiamento di partenza dei cittadini è positivo, e che non siano in discussione il valore e il ruolo del sistema sanitario in quanto tale. Ciò che probabilmente sta mancando adesso sono modi e strumenti per recuperare il sentimento di appartenenza collettivo a questa istituzione, di connessione emotiva e di costruzione di un progetto di senso comune, che possa porre le basi per una relazione che sia solida anche nelle tempeste della quotidianità. Una prospettiva di engagement, così come teorizzata dalla Prima Conferenza di Consenso Italiana sul Patient Engagement, che già nel 2017 aveva definito l’engagement come un approccio sistemico alla cura, dove i pazienti possono diventare veramente coinvolti se anche gli operatori sanitari lo sono e se le organizzazioni sanitarie sono in grado di modificare i loro processi e modelli al fine di favorire il coinvolgimento dei pazienti. Se – quindi – l’intera società è veramente coinvolta e favorevole ad un nuovo approccio collaborativo alla salute e all’assistenza sanitaria. Un approccio sistemico dove le dimensioni psicologiche motivazionali possano alimentare le relazioni sanitarie significative che si verificano lungo il percorso, attivando così a cascata azioni partecipative alla sanità che abilitano altri processi clinici come l’aderenza, l’alfabetizzazione sanitaria e lo shared decision making. Processi che troppo spesso vengono usati come ago della bilancia dei buoni esiti della sanità, ma che non sono altro che la superficie dell’iceberg. E si sa che la parte sommersa è quella che fa la differenza.

Mariarosaria Savarese – Assistant Professor di EngageMinds HUB

Scarica qui la survey completa: https://engagemindshub.com/wp-content/uploads/2024/04/W11-Sanita-pubblica-vs-sanita-privata_DEF.pdf