La fiducia del cittadino-consumatore in un contesto di incertezze sistemiche

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Che fiducia dare alla fiducia – verrebbe da chiedersi – in un periodo storico dove l’incertezza si configura come caratteristica dominante del contesto? Incertezza derivata dal crescere sulla scena globale di conflitti distopici (russo-ucraino, israelo-palestinese…) ma legata anche alle urgenze di un’agenda socioeconomica fitta di nuovi temi problematici (green economy, intelligenza artificiale, gestione della leva finanziaria in rapporto all’inflazione…). Incertezza diffusa nelle élite scientifiche, culturali e politiche in difficoltà a “fare sintesi” e a prefigurare un futuro ragionevolmente percorribile, ma ampiamente presente anche nell’esperienza di vita di singoli e gruppi sociali sempre più esposti all’evidenza che “i problemi degli altri sono anche fatti nostri” se non altro per le ripercussioni che questi  hanno nella vita quotidiana dei più (grazie anche ad una comunicazione mediale incline a riprodurre ossessivamente il clamore degli eventi piuttosto che a favorire la generazione di chiavi di lettura sugli stessi). Dunque, ripeto: che fiducia dare alla fiducia del cittadino-consumatore, ovvero che valore dare a questa analisi per capire e gestire il quadro socioeconomico attuale e prossimo venturo?

 

L’undicesima edizione dell’Engagement Monitor non contiene ovviamente una risposta definitiva a questo interrogativo di fondo ma offre alcune indicazioni che possono essere messe in fila a supporto di qualche riflessione:

  • In generale, le incertezze sistemiche sembrano impattare sul sentiment del cittadino-consumatore più in relazione al futuro che al presente. Le criticità di scenario, insomma, appaiono sufficientemente contenute nella esperienza day by day ma inducono ad aprire pensose riflessioni sul domani personale e collettivo. Da qui, sottotraccia, il crescere di una “domanda di futuro” e l’attesa di una visione progettuale accettabile e percorribile per il domani (la protesta degli agricoltori europei delle ultime settimane rappresenta in modo plastico il potere di contagio che questa domanda è in grado di mobilitare);

  • Una “domanda di futuro” che risente di un mondo di esperienze fortemente connotato da criticità, come già si è detto. Quelle di segno positivo (che pure esistono) risultano oggi ancora troppo deboli per riorientare al meglio il sentiment del cittadino-consumatore; 
  • A partire da questa dinamica di base, non stupisce che gli “umori distopici” presenti nel sentiment trovino terreno più fertile in quei segmenti della popolazione meno equipaggiati sul piano personale per reggere le complessità del quadro. Segmenti rappresentati in questa ricerca: a) da chi non dichiara alcun orientamento politico (espressione di una difficoltà a tradurre il bisogno di cambiamento in una visione prospettica di qualsiasi segno, perciò propensa a privilegiare opzioni semplificatorie di tipo populista); b) da chi è incline ad aderire ad una mentalità cospirazionista (ancorata al convincimento che i problemi di oggi sono originati da complotti segreti pilotati da gente malintenzionata): un atteggiamento deflagrato con il COVID ma ben lungi dall’essersi spento dopo gli evidenti successi della medicina. Due segmenti che, oltre a dare informazioni su sé stessi, potranno essere letti – nella loro dinamica di crescita/contrazione – come indicatori della capacità di resilienza espressa dal sistema politico-economico.

Dunque: “nessuna via di scampo” (per riecheggiare un noto e rimpianto cantautore)?  Direi di no se approfondiamo la lettura delle risposte dei nostri intervistati. A fronte di un presente complicato si osservano anche orientamenti proattivi ed ottimisti (rispetto alle precedenti rilevazioni) associati ad assunzioni di responsabilità personale: più sul versante privato (salute…) che su quello pubblico (impegno civico) ma non per questo immediatamente etichettabili come espressione di egoismo (si veda la crescente disponibilità sul versante del volontariato)

In definitiva, volendo abbozzare qualche risposta (provvisoria) alla domanda iniziale focalizzerei due motivi per prestare attenzione alla fiducia del cittadino-consumatore. Per un verso, la dinamica del sentiment manifesta qualcosa di più complesso della semplice fotocopia-riproduzione delle condizioni di sistema (positive o negative che siano). Se dunque vogliamo orientare al meglio la realtà socioeconomica che caratterizza il nostro contesto è necessario leggere attentamente la mediazione soggettiva di questa realtà, ovvero il modo in cui il cittadino-consumatore si rappresenta la realtà esterna e organizza le sue aspettative verso il futuro. Per un altro verso, tale lettura è spesso foriera di positive sorprese (anche in momenti critici come quello attuale) rivelatrici di opportunità di engagemnt del cittadino-consumatore quale alleato nella costruzione di una visione positiva sul futuro socioeconomico. Leggere le opportunità di ingaggio offerte da questo attore può essere un fattore non irrilevante per la governance di un momento storico di particolare complessità.

Claudio Albino Bosio – Coordinatore scientifico di EngageMinds HUB

Scarica qui la survey completa:
https://engagemindshub.com/wp-content/uploads/2024/02/W11-Consumer-Sentiment.pdf