Italiani e vaccini: il rapporto si complica

La vicenda AstraZeneca ha impattato psicologicamente sui cittadini, polarizzando le posizioni pro vax e no vax a cura di Stefano Boccoli

Health

A un anno dall’inizio della pandemia, la fatica e la sfiducia di molti concittadini è terreno fertile per ulteriori posizioni di scetticismo e di sospetto verso la prevenzione ed in particolare la campagna vaccinale. Nei mesi è diminuita la percentuale degli italiani che sperano nella capacità del vaccino anti COVID19 di risolvere la situazione di emergenza (scesa dal 64% di maggio al 59% di queste ore). Specularmente aumenta infatti la percentuale di chi ha paura degli effetti collaterali che la vaccinazione anti Covid-19 potrebbe comportare (37%, in aumento del 7% rispetto a maggio 2020). Paura ulteriormente alimentata negli ultimi giorni dalla diffusione delle notizie circa i presunti effetti collaterali attribuibili al vaccino AstraZeneca e per la temporanea sospensione della campagna vaccinale decisa a livello politico da alcuni governi, tra cui quello italiano. Risultato? Oggi, solo 4 italiani su 10 dichiarano di sentirsi più ottimisti e più sicuri grazie alla campagna vaccinale in corso. Molti, infatti, sono ancora coloro che si dichiarano spaventati e fatalisti per la pandemia e avanzano scetticismo per i continui rallentamenti e ostacoli nel percorso vaccinale.

I nuovi dati

Questi i primi risultati della recentissima rilevazione effettuata da Guendalina Graffigna, Serena Barello, Lorenzo Palamenghi, Mariarosaria Savarese e Greta Castellini, ricercatori dell’EngageMinds HUB, centro di ricerca dell’Università Cattolica. «Più che aver spostato le intenzioni astratte verso la vaccinazione, i recenti fatti di cronaca legati al vaccino AstraZeneca hanno portato gli italiani a fare i conti con una difficile equazione psicologica tra “costi” e “benefici” del vaccino – è l’analisi della professoressa Guendalina Graffigna, Ordinario di psicologia dei consumi e della salute all’Università Cattolica e direttore dell’EngageMinds Hub. Una bilancia decisionale tutt’altro che razionale, in cui le ragioni della scienza sembrano scontrarsi, o mischiarsi, con le valutazioni idiosincratiche e psicologiche dei cittadini”.

L’impatto della vicenda AstraZeneca

Comunque, dal punto di vista psicologico, la vicenda AstraZeneca ha impattato fortemente sui cittadini, e lo segnalano anche i dati della ricerca targata EngageMinds HUB. Da una parte, le notizie diffuse nei giorni scorsi hanno ulteriormente polarizzato le posizioni tra “strenui sostenitori” della vaccinazione e “no-vax”. Coloro che si dichiarano per principio pronti a vaccinarsi e a difendere il valore dei vaccini in generale, infatti, mostrano un trend in netto aumento rispetto a maggio: oggi ammontano a un netto 41% degli italiani (rispetto ai 21% di maggio) a cui va ad aggiungersi un 7% di già vaccinati e un 21% di cittadini che ritengono probabile vaccinarsi.

Al polo opposto si collocano i cosiddetti “no vax”, cioè coloro che da sempre si dichiarano contrari e sospettosi verso le vaccinazioni. E i dati ne segnalano uno zoccolo duro che ammonta al 13% di cittadini e che rimane tendenzialmente costante con il passare dei mesi. Ad assottigliarsi nel tempo è la fetta degli indecisi che oggi è scesa al 18%.

«Se in termini generali gli Italiani mostrano una buona attitudine verso la proposta vaccinale – spiega la professoressa Graffigna – sul piano comportamentale l’evento legato al vaccino AstraZeneca sembra aver complicato il processo decisionale degli Italiani: a farsi strada in ben il 46% del campione (e la percentuale rimane costante anche tra i “pro vax”) è l’idea di procrastinare l’adesione alla campagna vaccinale sino a quando non sarà disponibile un vaccino migliore. Inoltre, il 30% ritiene che ci siano vaccini di “serie A” e vaccini di “serie B”, e mostra perplessità sul piano vaccinale basato su AstraZeneca». 

Il fattore “psicologico”

L’analisi del Centro di ricerca dell’Università Cattolica mostra anche come, ancora una volta, i fattori psicologici più che altri sembrano determinare le differenti reazioni verso i vaccini anti Covid-19. Coloro che sono più ansiosi e preoccupati verso la situazione pandemica sono i più convinti che ci siano vaccini di serie “B” (33%, rispetto al 30% del totale campione) e – curiosamente – chi è più spaventato dalla pandemia in atto è anche più intenzionato a procrastinare la vaccinazione sino a quando non ci sarà un vaccino che riterrà migliore (52%). Analogamente coloro che sono stati più toccati economicamente dalla crisi si mostrano più impattati dai recenti fatti di cronaca e pronti a procrastinare la loro vaccinazione per evitare il vaccino AstraZeneca (54%).

Infine, coloro che sono meno attivamente coinvolti e si dichiarano in uno stato di “blackout” emotivo per quel che riguarda la gestione della prevenzione nella loro salute sono anche quelli più convinti che i vaccini attuali non siano stati testati adeguatamente e sono più esitanti verso la campagna vaccinale (51%).

«Ancora una volta la ricerca mette in luce i molteplici fattori in gioco nei processi decisionali degli italiani in tema di vaccini – sottolinea la professoressa Graffigna. Oggi più che mai vediamo gli effetti e i sintomi non tanto delle reazioni di allarme dovute alle notizie degli eventi avversi presunti del vaccino AstraZeneca, bensì di una progressiva lacerazione della relazione di fiducia tra cittadini, scienza e istituzioni sanitarie».

La ricerca

La ricerca è parte di un Monitor continuativo sui consumi alimentari e sull’engagement nella salute condotta dai ricercatori del centro di ricerca EngageMinds HUB (Lorenzo Palamenghi, Greta Castellini, Serena Barello, Mariarosaria Savarese, Guendalina Graffigna), che rientra nelle attività del progetto CRAFT (CRemona Agri-Food Technologies) e di Ircaf (Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi). La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di oltre 5000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione: i primi 1000 casi dal 27 febbraio al 5 marzo 2020 (seconda settimana di pandemia in Italia); i secondi 1000 casi dal 9 maggio al 15 maggio 2020 (seconda settimana di fase 2 in Italia), i terzi 1000 casi tra il 19 e il 24 settembre 2020, i quarti 1000 casi tra il 27 novembre e il 3 dicembre 2020, i quinti 1000 casi tra l’11 e il 17 marzo 2021. I cinque campioni sono perfettamente sovrapponibili. La survey è stata realizzata con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interview). Sul sito www.engagemindshub.com sono reperibili i report quadrimestrali della ricerca.