L’impatto psicologico di Covid-19 sui consumi alimentari. Made in Italy, free-from ed enriched: ecco le priorità degli italiani a tavola

a cura di Stefano Boccoli

Food

 

È ormai un vero e proprio monitor continuativo quello realizzato dall’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica, e in particolare dall’Area food del Centro che ha sede a Cremona nel Campus di Santa Monica. Una ricerca iniziata con una prima survey lanciata a fine febbraio 2020, alla quale hanno fatto seguito altre due rilevazioni (a maggio e settembre) sino alla quarta di poche settimane fa: nel complesso, oltre 4000 persone intervistate e molti dati elaborati e interpretati dal team di psicologi-ricercatori dell’Università Cattolica, in modo che, tra l’altro, si possano iniziare a costruire trend.

Ma vediamo dunque gli ultimi dati (raccolti nell’ambito del progetto Craft) che evidenziano, innanzitutto, come ai primi posti tra le scelte degli italiani ci siano i prodotti più garantiti, soprattutto dal punto di vista della loro origine. A cominciare dal fatto che il 70% del campione dichiara di aver acquistato spesso o sempre prodotti Dop, Igp o Stg, cioè a qualità certificata europea. Se a ciò si aggiunge che oltre la metà degli intervistati (52%) ha acquistato cibi a “Km 0”, ovvero prodotti localmente, si nota come la provenienza dei prodotti alimentari pesi notevolmente nei consumi di questi mesi.

«Da un punto di vista psicologico, che in tempi di Covid-19 il consumatore sia orientato verso alimenti di qualità, ma soprattutto di cui è nota, anzi, certificata, l’origine – ci spiega la professoressa Guendalina Graffigna, Ordinario di Psicologia dei consumi e della salute e direttore dell’EngageMinds HUB – è una dinamica coerente con atteggiamenti più generali di diffidenza verso “l’esterno” o l’esotico” che una pandemia sorta in Asia ha portato in molte persone, e che sfocia in comportamenti un poco più chiusi e “ripiegati”, anche in campo alimentare». E che il fattore psicologico giochi un ruolo rilevante è segnalato anche dal fatto che, rispetto al dato medio nazionale, prodotti sentiti come “Made in Italy” siano preferiti in misura maggiore da cittadini che in questi mesi percepiscono il rischio sanitario e il rischio economico particolarmente elevato. Mentre chi riporta sintomi depressivi sente meno pressante questa esigenza di “Made in Italy”.

Free-from ed enriched

Una tendenza nei comportamenti dei consumatori ormai consolidata negli ultimi anni riguarda i prodotti alimentari per i quali viene dichiarata dal produttore l’assenza di un ingrediente o di un componente nutrizionale particolare (i cosiddetti alimenti “free-from”) e quelli per i quali, al contrario, si fa leva sull’arricchimento di qualche altro ingrediente o componente nutrizionale (detti anche cibi “arricchiti” o “enriched”).

Da questo punto di vista, l’analisi dell’EngageMinds HUB segnala che nell’ultimo mese ben il 49% del campione ha acquistato con elevata frequenza prodotti “senza olio di palma”. È dunque questo, a oggi, il “free-from” con più appeal per il consumatore; anche se, dal punto di vista del trend, negli ultimi mesi si registra una diminuzione significativa, visto che a febbraio 2019 questa aliquota era pari al 53%. Su altri fronti, un quarto degli italiani ha dichiarato di aver consumato spesso o sempre latte “senza lattosio” e il 19% alimenti “senza glutine”; in questo caso i trend sono abbastanza stabili anche se con dinamiche blandamente oscillanti. In costante crescita nel tempo sono invece i prodotti “arricchiti”, perché se a dicembre sono risultati acquistati molto frequentemente dal 32% degli italiani, nel febbraio 2019 questa quota partiva dal 27% per poi passare al 30% a maggio 2020 e al 31% a settembre.

«Sui prodotti free-from ed enriched la psicologia ha un forte impatto – sottolinea la professoressa Graffigna – perché attivano sorta di irrazionale equazione psicologica secondo cui alcuni ingredienti se proposti come “eliminabili” o “sostituibili” allora vengono anche percepiti come “nocivi” . E in questo momento storico, in cui sul piano psicologico oggi i consumatori italiani sono particolarmente provati dalla pandemia da COVID19, perché spaventati, traumatizzati, frustrati ed affaticati dalla lunga convivenza con l’emergenza e le conseguenti restrizioni, questi meccanismi emotivi hanno il sopravvento nelle nostre decisioni di consumo. Insomma, quando il consumatore è più emotivamente scombussolato si affida di più a dei meccanismi irrazionali di scelta e valutazione”  E la rilevazione dell’EngageMinds HUB lo testimonia. Profilando il consumatore per variabili psicologiche, quali lo stato d’ansia o lo stato depressivo, o ancora una percezione elevata del rischio di contrarre Covid-19 le percentuali di italiani che accordano una forte preferenza ai prodotti “free-from” ed “enriched” salgono molto significativamente.

 

La ricerca

La ricerca è parte di un Monitor continuativo sui consumi alimentari e sull’engagement nella salute condotta dai ricercatori del centro di ricerca EngageMinds HUB (Lorenzo Palamenghi, Greta Castellini, Serena Barello, Mariarosaria Savarese, Guendalina Graffigna), che rientra nelle attività del progetto CRAFT (CRemona Agri-Food Technologies) e di Ircaf (Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi). La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di 4000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione: i primi 1000 casi dal 27 febbraio al 5 marzo (seconda settimana di pandemia in Italia); i secondi 1000 casi dal 9 maggio-15 maggio 2020 (seconda settimana di fase 2 in Italia), i terzi 1000 casi tra il 19 e il 24 settembre 2020, i quarti 1000 tra il 27 novembre e il 3 dicembre. I quattro campioni sono perfettamente sovrapponibili. La survey è stata realizzata con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interview).