Il latte, un amico della sostenibilità

a cura di Sabrina Cliti
Food

Il latte è stata la cartina al tornasole del secondo appuntamento dei Venerdì della Sostenibilità organizzati nell’ambito delle attività di Ircaf, Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi, di Craft (CRemona Agri-Food Technologies, promosso da Università Cattolica del Sacro Cuore con il finanziamento di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia) e in collaborazione con Assolatte, Associazione Italiana Lattiero Casearia. Obiettivo: far luce sul nesso tra alimenti consumati e concetto di sostenibilità.

Partendo dall’assunto che la sostenibilità non possa essere relegata al solo aspetto ambientale, ma debba tener conto anche di quello economico, sociale e della salute, i moderatori Federico Mereta, giornalista, e Valeria Del Balzo, nutrizionista, hanno lasciato la parola agli ospiti sul tema “Il latte tra valore nutrizionale e impatto ambientale”.

Che non si possa utilizzare un singolo parametro per considerare o meno sostenibile un alimento è già chiaro dalle parole di Andrea Poli, di Nutrition Foundation of Italy. «La sostenibilità è cosa complessa, se un alimento è sostituito da un altro che ha meno impatto ambientale, la scelta a favore di quest’ultimo è automatica. Ma ci sono zone grigie: un alimento può avere poco impatto ambientale, ma dare anche poco apporto nutrizionale».
Il latte, invece, ha valori nutrizionali non facilmente sostituibili. «Se è vero che è responsabile del 2,7% delle emissioni totali di gas serra – afferma Poli – è evidente anche il benessere che genera. Non è facile rimpiazzarlo: il calcio da latte, raffrontato con quello degli integratori, consente di ridurre il rischio di ipertensione. Un po’ più di latte vuole dire un po’ meno pressione, con l’impatto positivo sull’ictus cerebrale, ridotto del 9% nei soggetti che consumano tanto latte».

 Diventa allora fondamentale il modo in cui queste qualità sono comunicate e accolte dal consumatore, che oggi si mostra scettico. Lo afferma Guendalina Graffigna, psicologa dei consumi della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, che ha illustrato i risultati di alcune ricerche. «Il 33% degli italiani che oggi boicotta prodotti considerati non sostenibili appartiene a una fascia elitaria, con alto profilo di reddito e di istruzione. Ma la cosa più importante è capire cosa significhi il termine “sostenibilità” per il consumatore medio. Quest’ultimo si preoccupa per l’impatto sull’ambiente e sulla salute animale, mentre pone meno attenzione alla provenienza da un commercio di natura equa e solidale». Soprattutto, quando si parla di sostenibilità, i valori nutrizionali e di salute non sono presi in considerazione.

Se l’intervento di Stephan Peters, Manager nutrition science Nzo, Olanda, si è concentrato sul ruolo svolto dal latte nelle diete sostenibili – «che non devono essere ridotte a un semplicistico mangiare meno animali a favore di alimenti vegetali» -, Giovanni Pomella, direttore generale di Parmalat e vicepresidente di Assolatte, ha invece spiegato come si muovono le aziende lattiero-casearie nell’ottica della riduzione degli sprechi e della salvaguardia ambientale. «Si lavora per migliorare le condizioni degli animali – dice – e per gestire in modo responsabile i rifiuti, certificando l’origine, la filiera e monitorando tutto il ciclo produttivo».
Benché il latte possa trovare spazio in diete sostenibili e nella transizione ecologica che ci attende, è oggi sempre meno consumato. «Da dieci anni – dice Pomella – in Italia il consumo è in calo. Sono stati persi 700 milioni di litri e il consumo è al di sotto della media raccomandata dalle linee guida delle diete».

Su questo punto la comunicazione giocherà un ruolo fondamentale: anche per questo i Venerdì della Sostenibilità – promossi all’interno delle attività di Ircaf-Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi, del Progetto Craft (CRemona Agri-Food Technologies, promosso da Università Cattolica con il finanziamento di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia) e in collaborazione con Assolatte, Associazione Italiana lattiero casearia – avranno quasi sicuramente un seguito.

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