Il futuro della sanità sarà psicologicamente sostenibile?

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camice dottoressa con cuore tra le mani

Innovazione, nuovi modelli di cura e bisogni delle persone: come rendere il cambiamento davvero abitabile.

di Mariarosa Savarese – Assistant Professor, EngageMinds HUB

Quando si parla di futuro della sanità, il discorso si concentra spesso sull’innovazione: intelligenza artificiale, digitalizzazione dei servizi, nuovi modelli organizzativi, medicina personalizzata. È comprensibile. Sono trasformazioni importanti, che stanno già modificando il modo in cui i sistemi sanitari raccolgono informazioni, prendono decisioni, costruiscono percorsi di cura e interagiscono con cittadini e pazienti. Tuttavia, questa prospettiva rischia di lasciare in ombra una questione altrettanto decisiva: come vivono le persone questi cambiamenti? Quanto riescono a integrarli coerentemente nella propria vita? Quanto questi strumenti e questi nuovi modelli dialogano davvero con i tempi, i bisogni, le risorse e le vulnerabilità che caratterizzano le diverse fasi dell’esistenza? Eppure, queste sono questioni che i cittadini italiani sembrano implicitamente già avere in mente, come emerge dall’Engagement Monitor. Oltre il 60% degli italiani (dato che rimane sostanzialmente invariato dal 2022) dichiara di ritenere molto importante che la vita vissuta sia coerente con i propri ideali. Stessa tendenza anche per la percezione di continuità, tema molto caro per oltre la metà dei cittadini italiani. Da psicologi sappiamo bene che le trasformazioni non sono mai soltanto una questione tecnica, ma anche emotiva. Ogni cambiamento richiede infatti alle persone di ridefinire aspettative, abitudini e ruoli e di ritrovare un senso di coerenza e di equilibrio emotivo, ogni volta diverso, ma ogni volta necessario. Questo vale per i pazienti, chiamati a orientarsi in percorsi sempre più articolati; vale per i cittadini, sempre più esposti a informazioni sulla salute ma non sempre in grado di tradurle in scelte quotidiane; vale per i professionisti sanitari, ai quali viene chiesto di integrare nuove competenze e nuovi strumenti senza perdere il contatto con l’esperienza concreta delle persone. Per questo, una delle grandi sfide dei prossimi anni sarà costruire una sanità non solo più innovativa, ma anche più psicologicamente sostenibile. Parlare di sostenibilità psicologica significa interrogarsi sulle condizioni che permettono alle persone di attraversare il cambiamento senza sentirsi sole, disorientate o semplicemente destinatarie passive di decisioni prese altrove. Significa riconoscere che l’adesione a un percorso di prevenzione, a una terapia o a un nuovo servizio non dipende soltanto dalla disponibilità dell’offerta, ma anche dal modo in cui quella proposta entra nella vita reale delle persone e la cambia. La salute, infatti, non viene gestita in uno spazio separato dal resto dell’esistenza, ma si costruisce dentro giornate piene di responsabilità familiari, di carichi di lavoro, di preoccupazioni e stanchezza, ma anche di desideri e priorità che cambiano nel tempo. È in questo spazio, spesso imperfetto e affollato, che le persone decidono come prendersi cura di sé. Anche i dati dell’Engagement Monitor ce lo confermano: vivere la vita senza malattie o disturbi è molto importante per oltre l’80% delle persone, ma per quanti questo è psicologicamente sostenibile? 

Una sanità innovativa e psicologicamente sostenibile non chiede alle persone di adattarsi continuamente senza essere accompagnate e non considera il cittadino come un utente ideale, sempre competente, motivato e disponibile. Riconosce invece che ogni percorso di salute è attraversato da ambivalenze, risorse limitate, fasi di maggiore apertura e momenti di fatica. Per questo lavora non solo sull’offerta dei servizi, ma sulle condizioni che rendono possibile l’adesione, la continuità e il cambiamento. È qui che la prospettiva di EngageMinds HUB può offrire un contributo specifico. Studiare l’engagement significa osservare la sanità dal punto di vista delle persone e dei processi che rendono possibile la partecipazione. Il futuro della sanità dipenderà sempre più dalla capacità di tenere insieme innovazione e vita quotidiana, dati e significati, prevenzione e sostenibilità personale. In questa direzione, la sostenibilità psicologica non è un tema laterale, ma una dimensione strategica. Perché nessun cambiamento, per quanto necessario, può produrre valore se le persone non riescono a riconoscerlo come praticabile nella propria vita. Forse, allora, la domanda da porci non è soltanto quale sanità stiamo costruendo, ma quanto quella sanità sarà abitabile per chi la vive.