Il cibo ai tempi della pandemia: si cucina più in casa e si cercano prodotti bio

a cura di Stefano Boccoli
Food

Secondo la professoressa Graffigna, monitorare e decrittare comportamenti potenzialmente dannosi è fondamentale per riorientarli

Covid-19 ha impattato anche sulle nostre abitudini alimentari: quasi tre quarti dei consumatori – il 74%, per la precisione – afferma di aver mutato la propria routine a tavola nel corso di questo anno e mezzo di pandemia. A cominciare dai pasti in casa, visto che negli ultimi mesi – secondo le elaborazioni dell’EngageMinds HUB, il centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona che si occupa di psicologia dei consumi e della salute – il 63% della popolazione italiana ha incrementato il consumo di cibi cucinati tra le mura domestiche. In una fase di vita così colma di rischi e di incertezze, il cibo sembra diventare fonte di rassicurazione, tanto che – come emerge dall’analisi della Cattolica – il 53% degli italiani dice di aver incrementato il consumo di prodotti “sani” e il 40% di aver intrapreso “una dieta più variegata”.

«Tra i cibi che forniscono al consumatore un senso di maggior sicurezza spiccano quelli a base di prodotti biologici – sottolinea la professoressa Guendalina Graffigna, Ordinario di psicologia dei consumi e della salute e direttore dell’EngageMinds HUB. Proprio su questi prodotti il nostro Centro di ricerca ha realizzato recentemente un focus nell’ambito del progetto Omic-Eng dell’Università Cattolica. Dall’analisi dei nostri dati c’è la conferma di una tendenza di questi ultimi anni secondo la quale il consumo biologico è ormai ampiamente uscito dalla fase di nicchia, tanto che l’82% dei cittadini dichiara consumi alti o medi di alimenti “bio”, e solo il 18% rivela di acquistarli raramente».

Ma lo studio dell’EngageMinds HUB va più a fondo e se da un lato svela che il 72% dei cittadini italiani conosce almeno una delle certificazioni vigenti in Italia nel campo degli alimenti biologici, di particolare interesse risulta l’analisi delle motivazioni che spingono i consumatori a scelte “bio”. Sono un senso di “sicurezza” e di “fiducia” che muove il 68% degli italiani ad acquistare questi prodotti, ma una quota quasi altrettanto elevata, il 64%, coglie negli alimenti biologici una “maggiore qualità”. Non mancano aspetti più sociali, visto che sempre il 64% degli intervistati attribuisce alle produzioni biologiche un minore patto ambientale, e il 62% le ritiene più etiche.

«È evidente a tutti come la pandemia abbia cambiato le nostra abitudini e ciò sia accaduto in diversi ambiti del nostro vivere quotidiano – commenta la professoressa Graffigna. Va tuttavia sottolineato che i comportamenti alimentari sono particolarmente importanti, perché legati ai nostri stili di vita e al nostro benessere; saperli gestire è dunque essenziale. Per questo – prosegue Graffigna – sin dal marzo 2020, il nostro centro di ricerca ha attivato un monitor continuativo sull’impatto di Covid-19 sulle nostre vite proprio per fornire da un lato chiavi di interpretazione scientificamente fondate su ciò che ci stava e ci sta accadendo e dall’altro suggerimenti per riorientare quei comportamenti che dovessero risultarci sfavorevoli».