“Food agenda innovation”: alimentare il dialogo fra scienza e contesto sociale

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Lesson learned da una case-study sulla qualità del latte

L’agenda alimentare appare oggi caratterizzata – almeno nei paesi occidentali – da due dinamiche concomitanti. Per un verso, la ricerca scientifica esercita un impatto crescente nella definizione dell’agenda alimentare sviluppando nuove conoscenze e tecnologie che ridondano sia sui processi di allevamento/coltivazione sia sulla loro trasformazione artigianale/industriale in prodotti offerti al mercato. Per un altro verso, in ambito sociale si osserva un aumento di attenzione per il cibo con ricadute evidenti sulle pratiche alimentari (stili di consumo) e sui percorsi di informazione/acculturamento del cittadino-consumatore. Il che è all’origine di domande sempre più pervasive e impegnative. Ci si interroga ad esempio sulla sostenibilità ecologico-ambientale dei modelli di produzione, sul loro trade-off in termini di costi/benefici individuali e sociali, sui profili di salute delle materie prime e dei prodotti processati, sull’equità distributiva delle risorse a livello globale.

Domande che – in modo implicito o esplicito – mettono in gioco anche la ricerca scientifica e la sfidano a produrre “buone conoscenze” per generare “buone pratiche” tanto a livello pubblico che privato. Si avverte insomma l’esigenza di una interazione fra scienze e contesto sociale sempre più forte e di qualità per orientare al meglio l’agenda alimentare nei suoi contenuti materiali e immateriali. A che punto siamo? Come possiamo valutare oggi la qualità di questa interazione?

Siamo solo agli inizi dell’esplorazione, anche se diversi segnali concorrono a prospettare come urgente un impegno in questa direzione: l’infodemia delle fake news, la manipolazione dell’informazione per interessi di parte, l’abbassamento reputazionale della scienza. Possiamo però sin da ora partire da alcune evidenze su cui riflettere e lavorare per l’upgrade delle interazioni fra scienze e contesto sociale. In questa prospettiva, un panel di ricerche promosso da IRCAF ancorché focalizzato su un argomento specifico – la qualità del latte – si presta ad essere letto come case-study da cui trarre spunti per la nostra riflessione. Nel panel, infatti, sono affrontati questi interrogativi in linea con il nostro ragionamento: cosa si intende per qualità del latte? Come viene trattato il tema in ambito scientifico? E come viene articolato dai vari attori che prendono parola nel sociale? Qual è infine lo stato dell’interazione sul tema fra mondo scientifico e contesto sociale?

Rinviando ad una pubblicazione ad hoc per un resoconto complessivo dei risultati [1] ci focalizziamo qui su alcuni key point di interesse per la nostra riflessione.

  • L’emergere di una issue di rilevanza sociale non è affatto un evento raro in ambito alimentare. Nello specifico ricordiamo come il consumo di latte sia in decremento nei paesi occidentali e come sempre più spesso nascano interrogativi variamente declinati sulla qualità del prodotto. Ciò è all’origine di attenzioni specifiche in campo scientifico.
  • A fronte di una issue complessa e multi-faccia – è il caso del tema in questione ma è per lo più tipico di tutte le domande generate dal sociale in ambito alimentare – gli scienziati si attivano generando una pluralità di percorsi di ricerca legati a singole discipline, ovvero a specifici punti di vista in grado di esplorare una particolare faccia del problema. Nella nostra case-study, ad esempio, abbiamo constatato il coinvolgimento di diverse discipline anche molto eterogenee fra di loro; genetica, microbiologia, management e tecnologia della produzione, psico-sociologia (dedicata all’analisi della rappresentazione e dei discorsi sociali sul tema)
  • Le singole discipline si dedicano per lo più alla crescita interna della loro conoscenza sulla questione ma non compare un investimento analogo sull’attivazione di percorsi di confronto/sintesi fra i risultati raggiunti dalle varie scienze impegnate sullo stesso tema. Si tende, in altre parole, a sviluppare conoscenze seguendo una logica auto-referenziata ed interna ad una disciplina. (La tendenza peraltro è facilmente osservabile anche a partire dalla tipologia di pubblicazioni scientifiche dedicate all’agenda alimentare).
  • Ciò origina un problema di non poco conto: su una issue alimentare possediamo un repertorio di conoscenze scientifiche crescente ma eterogeneo, difficile da comporre entro un quadro unitario. Il che ovviamente rende difficile elaborare una presa di posizione comune degli scienziati; posizione poi da comunicare in modo efficace entro il contesto sociale.
  • Ne deriva alla fine una doppia perdita: per la scienza, di essere rilevante nella sua capacità di orientare la costruzione sociale dell’agenda alimentare; per il cittadino-consumatore, di poter fruire delle conoscenze scientifiche disponibili su un “tema aperto”.

Per concludere, abbiamo bisogno che le scienze si impegnino nella elaborazione di un sapere condiviso, dando spazio ad un confronto trans-disciplinare entro cui convergere su posizioni consensuali. E abbiamo pure urgenza che le scienze sviluppino interesse e competenza nell’attivare una buona interlocuzione con il contesto sociale, punto di arrivo entro cui un sapere scientifico può mettere alla prova il suo valore nel management dell’agenda alimentare. Di fatto, la nostra case-history mette bene in evidenza non solo come il cittadino-consumatore non solo abbia necessità di interlocuzione con il sapere scientifico ma mostri anche ampia disponibilità ad essere ingaggiato in tale interlocuzione. Un’opportunità da considerare.  

[1] Bosio A.C., Graffigna G, Morelli L et al. (2024). Food agenda innovation: trans- disciplinary and cross-sectoriality as opportunities to ally science and social knowledge (in press)

 

Claudio A. Bosio – Coordinatore Scientifico di EngageMinds Hub