Dal tabù al riconoscimento: la transizione incompiuta della menopausa
Se ne parla sempre di più, ma il percorso verso un pieno riconoscimento nei contesti sociali, lavorativi e di cura è ancora aperto.
Di Caterina Bosio, Researcher – EngageMinds HUB
Nell’ultima rilevazione dell’Engagement Monitor, l’osservatorio permanente di EngageMinds Hub, su come la popolazione italiana guarda all’invecchiamento sotto diversi punti di vista un focus è stato dedicato al modo in cui oggi viene percepita la menopausa.
Non si tratta soltanto di osservare quanto questo tema sia conosciuto o discusso, ma di comprendere quale spazio occupi nella rappresentazione sociale del benessere femminile, delle transizioni di vita e dell’invecchiamento. In questo senso, la menopausa diventa una lente particolarmente interessante per leggere il rapporto tra esperienza individuale e riconoscimento collettivo.
I dati emersi raccontano una trasformazione culturale in corso ma non ancora compiuta. Cresce il riconoscimento individuale della menopausa come fase significativa della vita, tuttavia la sua legittimazione nello spazio pubblico, sociale, lavorativo e istituzionale resta fragile. È in questo scarto tra esperienza personale e riconoscimento collettivo che si colloca uno degli elementi chiave emersi dall’indagine.
Secondo i dati dell’Engagement Monitor Il 50% degli intervistati considera la menopausa una fase potenzialmente positiva, associata a maggiore consapevolezza e libertà: un dato che segnala un cambiamento nella rappresentazione soggettiva di questo passaggio. La menopausa appare sempre meno riducibile a una perdita o a una condizione puramente biologica, può essere letta anche come fase di trasformazione, ridefinizione e ascolto di sé. Questo cambio di prospettiva è particolarmente rilevante perché sposta lo sguardo da una narrazione centrata sul deficit a una lettura più ampia, nella quale la menopausa può diventare anche occasione di maggiore conoscenza del proprio corpo, dei propri bisogni e della propria identità.
Tuttavia, il contesto sociale resta arretrato: il 46% ritiene che la menopausa sia ancora un tema tabù, solo il 32% percepisce che se ne parli in modo aperto e informato e appena il 19% ritiene che le esigenze delle donne siano adeguatamente considerate nel mondo del lavoro e nei servizi. Quest’ultimo dato mostra che il passaggio dal tabù al riconoscimento non riguarda soltanto la comunicazione, ma richiede servizi più preparati, luoghi di lavoro più sensibili e spazi nei quali la menopausa possa essere discussa senza stigma né banalizzazioni.
È qui che emerge il cuore del contrasto: da un lato, molte donne sembrano sempre più in grado di riconoscere e nominare la menopausa come una fase della vita non necessariamente negativa, dall’altro la società fatica ancora a costruire contesti capaci di accogliere questa nuova consapevolezza. L’accettazione individuale, quindi, non coincide automaticamente con una piena legittimazione sociale. Una donna può vivere la menopausa con maggiore serenità, consapevolezza e libertà, ma trovarsi comunque dentro un ambiente culturale che tende a minimizzare, medicalizzare, ironizzare o rendere invisibili i suoi bisogni.
Le differenze di genere aiutano a leggere questa ambivalenza. Le donne sembrano collocarsi dentro una consapevolezza più complessa: riconoscono più degli uomini il potenziale trasformativo della menopausa, ma proprio per questo sono anche più sensibili alle resistenze culturali che ancora la circondano. Il 55% delle donne la considera un’opportunità di nuova consapevolezza e libertà, contro il 45% degli uomini; allo stesso tempo, il 52% la percepisce ancora come un tabù, rispetto al 41% degli uomini. Non siamo quindi di fronte a una semplice normalizzazione, ma a una lettura capace di vedere insieme possibilità e ostacoli.
Questo dato è particolarmente importante perché evita una interpretazione semplicistica. Non possiamo dire soltanto che la menopausa “non è più un tabù” per le donne. Piuttosto, possiamo dire che molte donne sembrano oggi più attrezzate culturalmente per riconoscerne il significato, ma anche più consapevoli della distanza tra questa esperienza soggettiva e il modo in cui viene ancora trattata socialmente. In altre parole, la maggiore accettazione personale non cancella la presenza di una resistenza culturale: al contrario, può renderla ancora più visibile.
Il tabù, infatti, oggi non coincide necessariamente con il silenzio assoluto. Può assumere forme più sottili: un linguaggio ancora povero o imbarazzato, rappresentazioni stereotipate dell’età e del corpo femminile, una narrazione pubblica che fatica a includere trasformazione, desideri, fragilità e risorse nella maturità. Può accadere che se ne parli di più ma non sempre meglio, che il tema sia più visibile, ma non ancora pienamente accolto. È qui che si gioca la cittadinanza culturale della menopausa: non basta nominarla, occorre riconoscerla come dimensione legittima del benessere, della salute e dell’identità femminile.
Anche il dato generazionale invita a evitare interpretazioni troppo rapide. I più giovani percepiscono con maggiore intensità il silenzio che ancora circonda il tema della menopausa: il 59% dei 18-34enni ritiene che la menopausa sia ancora un argomento difficile da affrontare nella nostra cultura, contro il 34% degli over 55. Questo può indicare una maggiore sensibilità delle nuove generazioni verso rappresentazione, linguaggio e inclusione e al tempo stesso le generazioni più mature possono percepire il tema come più familiare, oppure essersi adattate a un contesto storicamente più silenzioso.
Anche questo scarto generazionale racconta qualcosa di importante ovvero che il tabù non è percepito allo stesso modo da tutti. Per alcuni può coincidere con la mancanza di informazioni chiare, per altri con l’assenza di spazi di confronto, per altri ancora con la difficoltà di vedere riconosciuti bisogni concreti nei servizi, nel lavoro e nelle relazioni quotidiane. La menopausa, quindi, non è solo una questione individuale o biologica, ma un tema che chiama in causa la qualità dei contesti nei quali le donne vivono, lavorano, si curano e costruiscono la propria identità.
Nel complesso, i dati raccontano una società in movimento. La menopausa sta uscendo da una zona di invisibilità, ma non ha ancora conquistato una piena cittadinanza culturale. La sfida non è semplicemente “parlarne di più”, ma parlarne meglio con parole adeguate, rappresentazioni meno stereotipate e contesti capaci di accompagnare le donne in questa fase della vita. Riconoscere la menopausa significa ampliare l’idea stessa di benessere, includendo ciò che troppo spesso resta confinato nel privato, ma continua a incidere sulla qualità della vita, sulla salute, sul lavoro e sulla partecipazione sociale.
Qui puoi scaricare il report completo: https://engagemindshub.com/wp-content/uploads/2026/06/monitor_13_sessualita.pptx.pdf