Consumi “senza”: uno studio dell’EngageMinds HUB analizza il caso dell’olio di palma sostenibile

a cura di Stefano Boccoli

Tra le conseguenze collaterali della Guerra in Ucraina c’è la preoccupazione per l’approvvigionamento di alcune materie prime per l’industria alimentare, tra le quali troviamo l’olio di girasole. Sempre più filiere si stanno dunque muovendo su prodotti alternativi, tra cui spicca l’olio di palma che deve però essere – ecco un punto importante – nella versione certificata come “sostenibile”.  

D’altro canto, l’olio di palma sostenibile è da tempo una realtà; ed è una realtà che inizia faticosamente a farsi conoscere dai consumatori. Circa la metà dei cittadini italiani, il 54% per l’esattezza, ha sentito parlare di un olio di palma sostenibile dal punto di vista ambientale. È cioè informato che esistono filiere produttive di questo ingrediente, molto utilizzato per le sue proprietà nelle produzioni alimentari, che rispettano l’ambiente. E da quali fonti i cittadini hanno conosciuto l’olio di palma sostenibile? Televisione in primis (36% dei casi), e poi dalle etichette dei prodotti (26%), dai social media (17%) e così via.  

Si tratta dei primi dati che escono da un’analisi condotta dall’EngageMinds HUB, Centro di ricerca in Psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona, e promossa in modo non condizionante dall’Unione italiana olio di palma sostenibile, sugli atteggiamenti e sui comportamenti dei consumatori rispetto all’olio di palma. Innanzitutto, dai dati emerge che poco più della metà degli italiani (54%) conosce la versione sostenibile dell’olio di palma rispetto a quella tradizionale. Mentre una parte, consistente ma minoritaria (il 43%), ritiene i cibi prodotti con olio di palma sostenibile più rispettosi dell’ambiente rispetto all’uso del prodotto convenzionale. Vi sono poi risultati meno scontati ma interessanti. E cioè che per quasi un terzo degli intervistati di un campione perfettamente rappresentativo della popolazione italiana, i cibi prodotti con olio di palma sostenibile sono più rispettosi anche dei diritti dei lavoratori e offrono una maggior qualità di quelli con olio convenzionale. 

 

Molti consumatori sono disposti a pagare di più…

 Andando più a fondo, i ricercatori dell’EngageMinds HUB hanno verificato che il 71% dei cittadini sarebbe disposto a pagare di più un cibo contenente olio di palma sostenibile rispetto al prodotto convenzionale. 

«Un elemento di particolare interesse che emerge dall’analisi dei processi decisionali dei consumatori – ci spiega la professoressa Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e della salute e direttore dell’EngageMinds HUB – è che sulla propensione delle persone a pagare maggiormente un prodotto con olio di palma sostenibile non influisce né il genere, c’è cioè sostanziale parità tra uomini e donne, né il livello di istruzione o il titolo di studio. E persino rispetto a diverse fasce di reddito non si notano differenze. Da questi punti di vista è dunque un orientamento omogeneo e trasversale nella popolazione».

 

… soprattutto i giovani

 Per trovare differenze, bisogna indagare il fattore anagrafico e geografico. Dai dati del Centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona si legge che i giovani tra i 18 e il 35 anni sono particolarmente disposti a scegliere prodotti più cari purché contenenti olio di palma sostenibile. Un’attitudine che, al contrario, scende oltre la media per gli over65 e tra i cittadini del Nord est del Paese.


Mauro Fontana: “Bene l’olio di palma, ma che sia quello certificato sostenibile”

 «La ricerca di EngageMinds Hub ci dice che il 54% degli italiani già conosce l’olio di palma sostenibile. Il nostro obiettivo è duplice: riuscire ad informare correttamente il rimanente 46%, e soprattutto far sì che possa crescere la consapevolezza che l’olio di palma sostenibile è l’unica valida alternativa all’olio di palma convenzionale, dal punto di vista ambientale, sociale ed economico – commenta il Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, Mauro Fontana. Gli spunti emersi da questo studio potranno essere diffusi per orientare il mercato verso scelte più consapevoli. In questo momento così drammatico, che vede le filiere alimentari fortemente in crisi dal punto di vista degli approvvigionamenti di materie prime, molte aziende stanno già pensando di tornare ad utilizzare l’olio di palma per sopperire alla mancanza di olio di girasole e probabilmente nuove aziende si aggiungeranno. Ma è fondamentale che la scelta cada esclusivamente su olio di palma certificato sostenibile!»

 

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Il 28 aprile 2022 dalle ore 10.30 alle ore 12.30 si terrà un evento presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Campus Santa Monica, Cremona) dedicato a “I CONSUMI “SENZA”: TRA FALSE CREDENZE E PAURE DEGLI ITALIANI. IL CASO DELL’OLIO DI PALMA”. 

• SI PREGA DI REGISTRARE LA PROPRIA PARTECIPAZIONE IN PRESENZA AL SEGUENTE LINK: https://unicatt.eu.qualtrics.com/jfe/form/SV_d05Iwrl5qU0hBBA

Per partecipare in presenza è necessario essere in possesso del Green Pass


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https://bit.ly/3LcpQvZ

Per la diretta streaming è prevista la traduzione simultanea in lingua inglese.
Una volta effettuata la registrazione potrete scegliere se ascoltare il convegno in lingua originale (italiano) o nella traduzione inglese.
La diretta streaming inizierà alle ore 11.00