CONSUMI/ Effetto Covid: le élite comprano più prodotti sostenibili, le masse meno

a cura di Stefano Boccoli

Food

I consumatori delle classi alte e gli opinion leader sono sempre più sensibili ai temi green, mentre il grande pubblico è più attento ad altre priorità

A febbraio 2019, un anno prima che scoppiasse Covid, il 48% della popolazione italiana dichiarava di non acquistare prodotti ritenuti “poco responsabili dal punto di vista ambientale e sociale”. A maggio 2020, appena terminata la Fase 1 della pandemia, la percentuale scendeva al 40%, per poi calare rispettivamente al 37% e al 33% nel corso di settembre e dicembre. In altre, parole la crisi sanitaria ha, almeno in parte, oscurato la sensibilità verso i temi green.

L’indicazione arriva dai dati elaborati dall’EngageMinds HUB – il Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica di Cremona – che nell’ultimo anno ha monitorato gli atteggiamenti e i comportamenti dei cittadini italiani di fronte alla crisi sanitaria.

Il Covid-19 ha impattato fortemente sulle vite di tutti noi – evidenzia Guendalina Graffigna, Ordinario di Psicologia e direttore del Centro di ricerca della Università Cattolica – e in alcuni casi questo comporta che, sia a livello individuale sia sociale, possano essere messi in secondo piano problemi che prima erano vissuti come emergenti”.

Cluster che fanno la differenza

Attenzione però a non fare di tutta l’erba un fascio. Differenze emergono infatti a seconda del profilo dei consumatori che si interpellano. “All’interno del lavoro svolto negli ultimi mesi – spiega Graffigna -, un punto di vista di particolare interesse nell’ambito dei consumi alimentari è dato dall’atteggiamento di due tipologie di cittadini, che abbiamo chiamato élite e opinion leader“.

Nel caso del primo gruppo, dalle rilevazioni effettuate a marzo, maggio, settembre e dicembre e presentate in un webinar organizzato dall’Università Cattolica nell’ambito del progetto Craft (Cremona Agri-food Technologies) e in collaborazione con Ircaf (Centro di Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi), emerge che il 39% del campione – composto da cittadini con un elevato titolo di studio e con un reddito medio-alto (mensile netto maggiore di 1.800 euro) – ha rinunciato ad acquistare prodotti alimentari che non rispondessero a criteri di sostenibilità. Si tratta dunque di una percentuale sensibilmente maggiore alla media del campione (33%) espressa a dicembre scorso. E andando ancora più in profondità, l’analisi rileva anche come il 53% delle persone appartenenti a questa categoria ritenga importante che un alimento venga prodotto rispettando l’ambiente, mentre il 47% sottolinea la rilevanza che l’attività zootecnica avvenga rispettando le norme sul benessere animale.

Ancora meglio degli appartenenti al gruppo élite fanno però gli opinion leader – medici, nutrizionisti, giornalisti e altri soggetti che ricoprono un ruolo importante nel comunicare e divulgare informazioni riguardanti i prodotti alimentari – per i quali le percentuali, costruite sulla base dei risultati ottenuti da un questionario autocompilato, balzano rispettivamente all’83% e al 78%. Questo cluster mostra del resto di avere una rappresentazione particolarmente ampia e complessa della sostenibilità della filiera agro-alimentare. Il 53% degli intervistati appartenenti a questo gruppo pone infatti l’aspetto ambientale al centro del concetto generale di sostenibilità. E le percentuali si alzano in modo netto articolando maggiormente il discorso: coloro che si dichiarano fortemente orientati agli aspetti economici della sostenibilità arrivano al 66% del campione, mentre il 70% afferma di essere attento ai fattori sociali.

Oltre l’aspetto ambientale 

“Sebbene negli ultimi mesi sia diminuita l’attenzione verso la sostenibilità dei prodotti agro-alimentari – conclude Graffigna -, questa è oggi particolarmente spiccata nelle fasce più elitarie della popolazione, tra le quali risultano ancora più focalizzati aspetti chiave che costituiscono presso i consumatori l’idea di sostenibilità degli alimenti, quali impatto ambientale e benessere animale”. Ma non solo. “Va soprattutto sottolineato – aggiunge Graffigna – come tra coloro che più di altri nella società possono rappresentare un punto di riferimento culturale, inizi a farsi strada una visione del concetto di sostenibilità articolata negli aspetti sociali ed economici, oltre che nei più tradizionali fattori ambientali”.

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