Con la psicologia si possono combattere le fake news

a cura di Stefano Boccoli

Food 

Molte le informazioni e di dati presentati dalla professoressa Guendalina Graffigna, direttore dell’EngageMinds HUB dell’Università Cattolica, al webinar Beyond fake. Fighting fake news and fake products in the agri-food sector organizzato da Laboratorio Aperto Piacenza

Le fake news in campo alimentare sono sempre più numerose e diffuse, ma è il loro impatto negativo a preoccupare. Portano disinformazione che a sua volta può sfociare in potenziali rischi per la salute. In generale, poi, vanno ad accrescere il clima di sfiducia nella scienza e nelle istituzioni scientifiche che si occupano di alimentazione e di salute.

Per contrastare questo fenomeno è dunque necessario smentire le false notizie e diffondere informazioni corrette. Ma non basta: bisogna innanzitutto capire come mai le fake news siano così appetibili per molte persone. E, così facendo, si scopre che la causa è psicologica, e riguarda tutti noi. Sono questi alcuni degli elementi che la professoressa Guendalina Graffigna ha presentato al webinar Beyond fake. Fighting fake news and fake products in the agri-food sector, organizzato da Laboratorio Aperto di Piacenza, e al quale hanno anche partecipato Stefano Jondini, General Manager di Vitalia srl; Sunny Cheng, CEO a True Mark Technology (Goungzhou) e Giacomo Frattola, Senior Innovation Officer (Laboratorio Aperto Piacenza).

Ma partiamo dai da alcuni dati, elaborati dall’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’università Cattolica di cui la professoressa Graffigna è direttore. Secondo un sondaggio, su un campione rappresentativo della popolazione italiana, quasi la metà degli intervistati (48%) ha creduto, nell’ultimo anno, a una notizia in campo alimentare che poi si è rilevata una fake news. E soprattutto, desta un certo allarme il fatto che il 37% del campione ha dichiarato di aver anche condiviso quella stessa informazione, contribuendo a diffondere false notizie in campo alimentare.

«Da molto tempo la psicologia applicata ai consumi serve a capire l’atteggiamento e il comportamento dei consumatori rispetto ai prodotti in generale e a maggior ragione rispetto ai prodotti alimentari – ha spiegato la professoressa Graffigna – ma il ruolo che ci siamo dati all’EngageMinds HUB è di utilizzare questi stessi strumenti per un’azione di sensibilizzazione sociale. Proprio a partire dalle fake news, andiamo a cercare di comprendere le motivazioni che portano le persone a crederci e siamo dunque in grado di dare loro elementi di maggiore consapevolezza per combattere, proprio come indica il titolo del webinar, i rischi di questo fenomeno.

Andando un poco più in profondità, l’analisi ha anche rivelato che tra coloro che hanno creduto alle false notizie c’è una particolare accentuazione di giovani e di persone a titolo di studio basso e a reddito ridotto. Inoltre – come ha illustrato la professoressa Graffigna – dallo studio si vede che chi crede alle bufale alimentari è anche spesso chi cerca maggiormente informazioni sugli alimenti. Dunque, credere alle fake news non è solo una questione di alfabetizzazione; anzi, per certi aspetti, più le persone cercano informazioni e tanto più possono cadere in una fake, e questo in quanto le bufale, proprio per come vengono elaborate e presentate, sono spesso facilmente persuasive.

Un ulteriore dato interessante riguarda il fatto che chi predilige gli alimenti prodotti in Italia o biologici, crede maggiormente alle bufale E, d’altro canto, chi ci casca meno frequentemente è anche meno portato a cercare cibi “senza” o “con l’aggiunta di” o “veg”.

«Ciò che appare – chiarisce la professoressa Graffigna – è che chi casca nella trappola delle bufale è anche chi cerca, nel cibo, qualcosa di diverso rispetto all’oggettività dell’alimento, un’altra prova della rilevanza del fattore psicologico nel fenomeno della diffusione delle fake news. Un’affermazione confortata dal fatto – sempre emerso dalle nostre ricerche – che chi crede alle false notizie è anche chi denuncia una certa insoddisfazione nella propria vita; una condizione che lo porta a ricercare più di altri diversi assetti e, tra questi, informazioni anche in campo alimentare, diventando così più esposto alle fake news.